Da Al-Qaeda all’ISIS e … resoconto della serata del 29/01/2016

centro civicoVenerdì 29 gennaio presso il centro civico Rigoni Stern si è svolto l’incontro pubblico di approfondimento, organizzato dall’Associazione Ponte San Nicolò Comunità Viva, sul tema del terrorismo internazionale e del ruolo dell’Italia nello scacchiere geopolitico internazionale.

Dopo che il Presidente dell’associazione ha portato i saluti di rito agli ospiti ed ha doverosamente ringraziato i relatori per la disponibilità a condividere le loro conoscenze sul tema dell’incontro, la riunione è entrata nel vivo. Il moderatore ha sollecitato i relatori ponendo dei quesiti circostanziati. Al sociologo, professor Stefano Allievi, è stato chiesto quale debba essere l’atteggiamento che i singoli cittadini dovrebbero assumere di fronte al fenomeno del terrorismo internazionale; al senatore Alessandro Maran è stato domandato di chiarire quale sia la posizione dell’Italia e dell’Europa dal punto di vista geopolitico.

maranNei loro interventi i relatori hanno innanzitutto sgombrato il campo da qualsiasi idea che si sia di fronte ad una terza guerra mondiale oppure ad una guerra di religioni. Piuttosto hanno richiamato l’attenzione dei presenti su una possibile similitudine con la guerra dei trent’anni che tra il 1618 ed il 1648 dilaniò l’Europa. Tale guerra peraltro iniziò come un conflitto religioso tra cattolici e protestanti e poi mutò in una lotta politica per l’egemonia europea tra la Francia e gli Asburgo.

Così è stato spiegato che la brutalità delle guerre e la violenza dell’uomo sono purtroppo una costante della storia. Quello che differenzia la strategia dell’Isis rispetto al passato è l’esibizione dei loro atti, la propaganda che ne viene fatta; mentre di regola i dittatori ed i gruppi terroristici prediligono silenziare e nascondere le loro efferatezze.

allieviUn secondo aspetto chiarito è stato quello relativo alla motivazione per la quale dei giovani europei si arruolano. Dalle testimonianze di quanti sono ritornati dalle loro esperienze di guerra emerge che lo stimolo sia da identificarsi nel fascino tetro che la guerra esercita, mescolando lo spirito d’avventura al senso di potere nell’imbracciare un kalashnikov … Tanto che alcuni videogiochi di guerra sono concepiti della forze armate di alcuni Paesi con il proposito di creare un terreno fertile per l’arruolamento.

Dinanzi a queste premesse quindi si è concluso che da un lato i governi europei dovrebbero immaginare e creare delle esperienze d’avventura e di scoperta, in positivo, per i propri giovani; per certi versi i programmi dell’Erasmus oppure il Servizio Civile Nazionale rispondono in parte a queste domande. Dall’altro ciò che andrebbe evitato è il fomentare uno spirito di sopruso nei confronti dei musulmani in genere così da consentire alla maggioranza degli stessi di prendere le distanze dai terroristi in modo di fermo e risoluto, ricordando in questo senso l’esperienza italiana nei confronti del terrorismo degli anni di piombo in cui si passò da un sentimento diffuso di simpatia all’affermazione che sono compagni che sbagliano al riconoscimento che si era di fronte a dei veri e propri terroristi.

serata isisEntrando poi negli aspetti geopolitici è stato spiegato che oggi siamo di fronte ad un grande cambiamento negli equilibri mondiali. Si è passati da una contrapposizione bilaterale, che si è protratta per decenni, ad un nuovo assetto multilaterale. In questo nuovo ordine mondiale che si sta confusamente definendo vi sono nuovi attori che sono apparsi nella scena mondiale, ergendosi a forze regionali, ed altri che devono decidere come vogliono riposizionarsi, come gli Stati europei. Gli Stati Uniti non hanno più la forza, economica e militare, né la volontà politica di affrontare nuove situazioni come quelle generate con le guerre contro l’Iraq. Mentre in Europa non vi sono Paesi che abbiano una capacità militare tale da poter immaginare a degli impegni importanti; si pensi alla Francia che dopo gli eventi dello scorso novembre è riuscita ad inviare solo 12 aerei in Siria. Di conseguenza la contrapposizione al Daesh sarà di lungo periodo, basato sulla distruzione dei mezzi di finanziamento dello stesso, e senza un possibile intervento di truppe di terra.

Da parte sua l’Italia per la propria posizione geografica è sempre stata esposta all’instabilità politica dei Paesi del nord Africa, a sud, e dell’ex Jugoslavia, ad est. In una situazione di tale esposizione è chiaro che per il nostro Paese divenga strategico coltivare le proprie alleanze nel mondo occidentale, con gli Stati Uniti e con l’Europa. E rientra in questa nostra situazione particolare anche il fatto che l’Italia sia tra i Paesi europei quello con il maggior numero di truppe impegnate in aree di conflitti, quali il Libano, l’Afghanistan, tra l’Oceano Indiano e il Corno d’Africa oltre che nel Mediterraneo, per contrastare la tratta di essere umani. E in tutti questi interventi i nostri militari tendono a salvare vite umane piuttosto che ad esercitare la propria forza militare.

Prima della mezzanotte, con le risposte dei relatori alle domande dei presenti è terminato l’incontro.